Con l’arrivo del Novecento arrivava la Belle Époque: stravaganza, ricchezza ostentata e ricercatezza in tutti gli accessori destinati a un pubblico femminile. La moda rimaneva ancora fedele agli schemi antichi che vedevano il corpo necessariamente diviso a metà; sopra un corsetto per comprimere la vita e sotto una voluminosa gonna. Il tutto sempre molto decorato.

Allo scoppio della Prima guerra mondiale si apre un nuovo scenario per le donne di tutto il mondo che cercano un nuovo modello di eleganza e femminilità.

Si iniziano ad avere modelle magre, con pochi fianchi e poco seno, gli abiti sfoggiano colori sgargianti, vestiti corti sopra il ginocchio con solamente due spalline sottili a sostenerli e magari adornati con frange e perline. Completa il look il taglio di capelli cosiddetto alla garçonne, collane di perle, le calze e il bocchino per fumare le sigarette, allora di gran moda.

Il cosiddetto abito “canottiera” venne a simboleggiare il periodo dei ruggenti anni Venti (dal ‘25 al ’29) e la tranquillità e prosperità che susseguì al conflitto.

Nel 1929, con la Grande depressione partita dalla crisi della borsa di New York, l’economia mondiale entrò in crisi e uno dei settori più colpiti fu proprio quello tessile e successivamente quello dell’abbigliamento – soprattutto in Francia.

L’ideale di femminilità continuò a evolversi: le donne iniziarono a indossare tacchi alti per sembrare più longilinee e prese piede il trend di tingersi i capelli.

Anche le linee degli abiti cambiarono: i vestiti si allungarono nuovamente con pieghe e pannellature e la vita smise di venire stretta dagli scomodi e quasi dolorosi corsetti. I freddi inverni videro apparire cappotti ornati da pelli di volpe mentre per il look di tutti i giorni trionfarono i tailleur e le spalle quadrate con grosse imbottiture. I completi estivi e i vestiti sportivi fecero dei pantaloni un indumento chiave dei guardaroba anni Trenta. Cambiarono anche i vestiti da sera, lunghi e con le prime vertiginose scollature sulla schiena.

L’Alta Moda visse un periodo molto incerto all’arrivo della Seconda guerra mondiale: le aziende avevano grosse difficoltà a reperire i materiali per le produzioni e i combattimenti limitarono il numero di clienti disponibili e con denaro da spendere.

Fu proprio la carenza di tessuti a portare lo stile femminile a semplificarsi con il ritorno delle gonne al ginocchio e l’uso di stoffe di bassa qualità. Erano addirittura in vigore norme severe che regolavano la metratura massima di tessuta da utilizzare per produrre un cappotto o un vestito e anche la lunghezza delle cinture.

Fortunatamente, dal 1947 con Christian Dior, da Parigi ripartì l’Alta Moda e tutta l’industria tessile. Lo stile del tardo Ottocento fu rivisto in chiave moderna con abiti sfarzosi ed eleganti tessuti di nuovo creati con stoffe pregiate: fu l’inizio del cosiddetto New Look.